Il progetto "Lezione di classe"

“Lezione di classe” è il teatro che si fa incontro.

Vuole di volta in volta chiamare studenti, insegnanti, genitori, pubblico in generale a risedersi su un banco di scuola.

Due professori, un uomo e una donna. Il pubblico diviso in due aule. A fare l'esperienza teatrale di una riflessione e di un gioco sui temi della scuola e dell'apprendere. Condividendo storie, aneddoti, emozioni.

Torniamo, tutti, sui banchi di scuola perché di scuola oggi si parla poco e male, sempre e solo nei toni dell'esasperazione, della polemica, della meschina battaglia politica. Nessun discorso, solo proclami che di volta in volta riguardano “aspetti “tecnici”,  tagli, ridimensionamenti. Torniamo sui banchi di scuola per ricordare ed interrogare invece quei momenti, decisivi, che per ognuno di noi, sono stati i momenti in cui si è formato. In cui qualcuno si è preso la possibilità di insegnare, di aprire una partita educativa.

Su quei banchi di scuola, rivivendo come pubblico i momenti degli appelli, delle interrogazioni, dei dettati alla lavagna, dei temi, delle scoperte dell'apprendimento, ci riporremo domande antiche ed attualissime.

Cosa vuol dire insegnare? Come si impara? A che tipo di intelligenza si viene formati? Cosa succede con i primi e con gli ultimi delle classi? Formarsi a scuola è stato un formarsi alla vita? E adesso cos'è?

Parole di scrittori, di maestri, riflessioni personali degli attori e del pubblico ad accompagnare il percorso.

In “Lezione di classe” il teatro, occasione d'incontro e rito di civiltà,  incontra lo spettatore, ne stimola le reazioni, lo spinge alla scrittura e alla parola, ne valorizza i pensieri e le emozioni.

Dentro le aule scolastiche, ogni sera, un'esperienza di “teatro dello spettatore”..

Gigi Gherzi

 
... siamo diventati spett-autori

(estratto da una recensione di Ilaria Andaloro - pubblicata su www.teatrodinessuno.it - edizione integrale nella sezione RASSEGNA STAMPA)

Le cose belle sfuggono, per loro stessa natura, alle definizioni, alle etichette, alle categorie e così può accadere che uno spettacolo teatrale disarmi e sorprenda per l’originalità della forma in cui si presenta, per il fatto di non essere meramente tale, uno spettacolo, ma molto di più, un Incontro. (...)

Lezione di classe si svolge realmente in una classe - in questo caso quella del Liceo Artistico Toschi di Parma - nella quale noi spettatori, che stiamo aspettando sul corridoio davanti all’aula, verremo accompagnati dallo stesso Gigi Gherzi, autore ed interprete, che da subito infrange le regole del distacco tra attore e pubblico, accogliendoci con un sorriso. E anche questo disarma, poiché non siamo più abituati alla gentilezza, alla dolcezza, alla bellezza di essere considerati con riguardo e con attenzione. Non siamo più abituati ad essere considerati spettatori pensanti, ma solo fruitori passivi e stupidi, destinati spesso a subire il vuoto di significati o, peggio ancora, la manipolazione e la violenza di chi usa il teatro - e l’Arte in generale - con finalità tutt’altro che nobili.

Entriamo in classe e notiamo che sui banchi sono disposti dei fogli, raffiguranti belle immagini, realizzate da Teresa Ciulli, dotate di didascalie, tra cui mi colpiscono alcune come La scuola della bugia, Markiati, Il banco del somaro…Gigi ci invita ad osservarle come ci trovassimo all’interno di un museo, davanti ad opere d’arte e ci suggerisce di prendere posto in prossimità della figura e della scritta che sentiamo più nostre; io scelgo il volto di quello che sembra essere un bambino, accanto alla parola Esserci e così ognuno trova il proprio posto, non un posto a caso, in un’anonima platea.

Ci guardiamo incuriositi, noi spettatori, e subito ci appare evidente che questo nostro ruolo ha subito un urto, una rottura, una modifica rispetto alla “norma” perché già intuiamo, noi spett-attori, che non potremo certo starcene comodamente e passivamente seduti su quelle sedie ma che saremo chiamati a con-dividere un Viaggio e a rispondere… a cosa, di preciso, ancora, non lo sappiamo ma ecco che subito giunge il momento dell’appello e i nostri nomi, letti dal maestro Gigi, acquistano un sapore strano, un’eco lontana che sopraggiunge carica di ricordi che credevamo cristallizzati nel tempo ma che finalmente possiamo vivificare. Siamo ritornati alunni.

Rispondiamo a quell’appello, siamo presenti, tutti, presenti a quella storia, che ci verrà di lì a poco raccontata, presenti a Gigi, ma presenti, soprattutto, alla nostra storia, al nostro tempo, a noi stessi. L’Autore dichiara da subito, con chiarezza di intenti, che questo suo lavoro è dedicato ai somari e agli ultimi e cita, sorprendendoci, un insospettato somaro, Amleto, anche lui alle prese con il grande dilemma - cui ognuno di noi è stato, nei tempi scolastici, sottoposto - quello del che cosa fare da grande, del cosa diventare, nel suo caso addirittura un re, il dilemma, per tutti, del cosa essere o non essere… Siamo diventati spett-autori. (...)

Consigliato a tutti coloro che provano ancora il desiderio ed il coraggio di emozionarsi.

Ilaria  Andaloro

(edizione integrale scaricabile QUI)

 

 
Lezione di Classe al "Maggio all'infanzia"

Non è un caso che due tra gli spettacoli più significativi del festival parlino ancora una volta, seppur in modo assai differente, di scuola e delle regole della democrazia. Abbiamo detto spettacoli di diversa natura, due esempi assai diversificati tra loro che però ci riconducono ad un teatro nobile e qui veramente necessario per i tempi bui che stiamo attraversando.

Di scuola, dicevamo, ma non solo, ci parla il progetto “Lezione di classe” con Gigi Gherzi e Silvia Civilla ideato e diretto da Gigi Gherzi, prodotto Terrammare Teatro, che prosegue dopo “La Strada di Pacha” il percorso del regista milanese per una nuova idea di pubblico cosciente e teatralmente ed umanamente condiviso.
Per parlare di scuola, ma non solo, perché, come si sa, da essa discendono molti principi fondanti della nostra società, i due attori, come veri e propri insegnanti, conducono il pubblico in due classi di scuola distinte, sarà li che gli spettatori rivivranno i riti e i meccanismi primordiali del conoscere (appelli, interrogazioni, esercizi di memoria, dettati alla lavagna, temi) ritornando forse bambini ma dovendo gioco forza, attraverso la condivisione di storie, aneddoti, di parole di scrittori, riflessioni condivise, ricordi emozioni, riposizionare i loro concetti di scuola, educazione, apprendimento.

Il teatro così, senza che quasi gli spettatori se ne accorgano, diventa “occasione d'incontro e rito di civiltà”, stimolando le reazioni, spingendoli alla scrittura e alla parola, ne valorizza i pensieri e le emozioni, ”li spinge a ricordare le proprie radici e i propri maestri di vita”.

Al centro di ogni discorso viene posto il somaro con tutte le sue problematiche, non per giustificarlo, si intende, ma perché forse lo siamo tutti un po’ somari, perché ognuno di noi ha le sue competenze, i suoi tempi, le sue esigenze, perché ognuno di noi ha bisogno di maturare per dare i suoi frutti migliori.

Mario Bianchi  http://www.eolo-ragazzi.it/view.php?id=1257

 
La scuola è un passaggio, un ponte

Quanti anni, quante scuole, quanti bambini e quante scoperte con loro… conservo un cartone di scritti, ma da qualche hanno si è fermato qualcosa, le attività di laboratorio diventano più faticose, l’ascolto è sempre più difficile, le consegne durano poco, le maestre gridano, l’attenzione non arriva o se arriva dura pochissimo.

Quando Gigi nel 2008 mi propose di fare uno spettacolo per adulti che parlasse di scuola, mi sembrò una bellissima idea. Sapevo che dietro quella parola “scuola” si disegnava una grande storia, la mia, e quella di tante altre persone. Che emozione! Questa esperienza è partita con l’inizio della scuola di mia figlia Maria che con il suo raccontare mi ha fatto vivere le sue giornate.

Ma la scuola è un passaggio, un ponte che ci permette di avere un pensiero molto più ampio, collettivo, sul grande “progetto educativo” nel quale siamo tutti coinvolti. Si apre, dunque, una riflessione attraverso le tante cose della nostra storia legate a quel periodo, a quei banchi, a quei ricordi, ma anche attraverso lo sguardo attento di chi, oggi, ha dei figli da crescere, e la fatica è tanta.

“Lezione di classe” è un progetto che crescerà con lo spettatore, e questo blog è dedicato proprio a chi, questo spettacolo, lo sta alimentando insieme a noi.

Al nostro cammino si è unita ben presto Teresa Ciulli che da subito abbiamo percepito come sorella del nostro progetto. Grazie a lei ogni frase o parola che segna il percorso dello spettacolo ha preso il tratto dei suoi meravigliosi disegni. Ed ecco che l’incontro con la memoria inizia attraverso un bellissimo gioco con cui lo spettatore può entrare nello spettacolo e le opere di Teresa diventano, così, tante porte per aprire racconti e storie.

Due aule sono il nostro spazio scenico, quello stesso spazio vissuto e consumato dai ragazzi giornalmente. Per qualcuno entrare e sedersi sul banco dopo tanti anni fa uno strano effetto… ecco il mio consiglio, non sedersi da spettatore, quello che va a teatro. Il primo passo per tornare indietro (con gli anni) è sentirsi liberi di lasciarsi andare e di raccontare, quello stesso passo ci permette di andare avanti.

Io intanto racconto la mia…

Silvia Civilla

 
Un filo senza ago PDF Stampa E-mail

Maestri io?, pochissimi, due! In quinta elementare, all’università. E meno male che li ho avuti. Quel poco che so a loro lo devo; è pieno di buchi però quel sapere che nel frattempo io da me non sono riuscita a imparare granchè. Adesso che sono diventata grande ci provo qualche volta prendendo al volo qualche occasione. Ma non è la stessa cosa. Però è bellissimo. Cucire il sapere tenerlo insieme con i materiali di un naufragio. Cose appartenute forse a me certo a tantissimi, prima. Il sapere lo cuce la memoria. E la memoria origina da emozioni incancellabili che cercano una forma per attraversare il tempo. L’emozione è il filo che dobbiamo infilare nella cruna di un ago. Ma quello si è perso in un pagliaio. Trovare se stessi è la cosa più difficile di tutte. Non perdersi d’animo, la seconda.

Teresa Ciulli per Lezione di Classe - 28 febbraio 2011

 
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