Il banco del somaro


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Il banco del somaro, del mio amico Giuseppe, era sempre in disordine, pieno di tanti fogli svolazzanti e tutto scarabocchiato; chissà come sarà ora quel banco?!

•Non sono un somaro, sono solo me stessa. Ho provato a cambiare, ma la penso diversamente. Io voglio cambiare tutto di questo mondo e sono la prima a mettermi in discussione. Ma ora basta, cambiate voi, io sto bene come sono. Troppo intelligente per voi …

•Lui, diverso, isolato, forse stanco, ma sicuramente uno dei più importanti. Vedere il mondo con occhi diversi, sono un’altra luce. Il banco di partenza.

•Mi colpisce questa figura disegnata che è una donna, vera, che ci sta chiusa dentro. Come è possibile, dovrebbe essere il contrario; che la realtà tiene prigioniera l’immaginazione. E invece … e invece è l’immaginazione a tenere chiusa la realtà. Mi viene voglia di passare la mia chiave di casa da dietro quelle sbarre. Sono sicura che aprirà quella serratura, che scatterà, che potrò liberarla. Stasera. Adesso. Qui.

•La vita è una cosa bella. L’uomo, spesso, non se ne rende conto e riesce a distruggere anche il bello. Ad ogni modo: Viva la vita!

•Per me è stato un tuffo nel passato molto bello ed utile per capire meglio come funziona l’asse verticale.

•Era la prima volta che mi sedevo nel banco del somaro. Chissà se il mondo avesse ascoltato più i somari. Dove sarebbe lo spread?

•Asino perché scriveva con errori di grammatica, sbagliava i compiti di aritmetica, non studiava, non si lavava. La mia mente trattiene poche cose, tutto è così grande. Posso fare solo piccole cose.

•Il banco del somaro ha le orecchie grandi per ascoltare meglio.

•Meglio un asino buono che il somaro della classe crudele.

 


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