Sarò maestro?


Sul tema "sarò maestro" gli spettatori hanno scritto

•Sarò maestra? Forse. Sarò maestra? Certamente di me stessa, ma, se cercare la conoscenza significa essere liberi, inseguo  la mia libertà.

• Sarò maestra? Sicuramente. Ognuno lo è per qualcun altro, perché essere maestri vuol dire fare dono di sé, di quel che si è e di quel che si sa e si sa fare, come altri hanno fatto con noi, in quello scambio meraviglioso che costruisce la vita.

•Era il mio sogno, un sogno da bambina, sarò maestra? E quando mi sento maestra e quando ascolto quella bambina che vuole giocare ad essere maestra.

• Sarò maestro? E’ la domanda più intima, quella che non voglio ascoltare, quella che non so ascoltare, perché non so rispondere. Sarò maestro? Io che di maestri in fondo non ne ho avuti. Sarò maestro? Io che mi sento continuamente allievo, incompleto, impreparato.

• Sarò maestra? Ci sono giorni in cui ho paura, cosa sto dando ai miei bambini? Penso … Cerco con tutte le mie forze di trasmettere dei valori, ma poi, oops, non devo dimenticare che devo ficcare nella loro testa delle nozioni e allora forse non c’è tempo da perdere. Ma capisco che loro mi capiscono quando mi fanno l’applauso per una lezione e quando mi dicono: “Grazie maestra … per la giustizia” e Marco mi abbraccia.

•Quando ero bambina sognavo di essere maestra. Ho studiato per esserlo nella scuola, ma le vicende e i casi della vita mi hanno portato su un’altra strada. Eppure continuo a chiedermi se sarò o saprò essere maestra, oppure se qualche volta lo sono stata. Per chi ho incontrato, per i miei figli, per chi ancora incontrerò.

•Essere maestro … Ho cercato sempre i miei maestri. Li ho conosciuti. Erano quelli che sapevano raccontare storie. Non storie qualsiasi, ma le loro storie. Attraverso quelle storie ho stabilito relazioni di anima che io non posso dimenticare, anche quando il buio e l’aridità della realtà mi affogano.

• Sarò maestro …? Sono maestra! E lo sarò fino a quando cercherò un gruppo di persone interessate ad ascoltare quello che ho da dire e da insegnare, finchè non smetterò di cercare cose da insegnare e che queste cose avranno tra loro nessi interessanti, pratiche “filosofiche” perché tras-formative, capaci di fare sentire me donna lavoratrice autentica e ripagata e loro discenti di un “essere presente” che trascende ciò che essi fanno per vivere.

•In qualche modo lo sono e lo sono stata molte volte in passato. La mia sofferenza mi ha permesso di sentire e senza volerlo di saper dare. Considero saggio colui che ha saputo ascoltare il dolore e insegnato il lato ricco di questo, all’altro.

 


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