Il mio asino


Sul tema "Il mio asino" gli spettatori hanno scritto:

• Era asino perché con la sua fantasia era lì ad avvitare e svitare coperchietti delle bici, a far strillare campanelli di Grazielle sgonfie, ad attaccare figurine sui manubri. L'A-B-C o il 2x2 erano solo le marce che avrebbe inventato per la sua bici SUPER, e avrebbe corso, allora sì, più avanti di tutti lasciandoci indietro con una pernacchia.

• Arrivava perennemente in ritardo… aveva sempre l'unghia incarnita al piede… sveniva durante le interrogazioni.

• Caro Armando ovunque tu sia... sei sbucato proprio tu tra i tanti di quell'affollata 5aD. Perché? Non so, forse la tua buffoneria mi sembrava allora "certezza" o mancata timidezza. Ci sono voluti tanti anni per riconoscere la fragilità del buffone.

• Luca era asino non perché aveva un atteggiamento particolare, né perché si comportava male, anzi era tranquillo. Il problema era che esitava su tutte le domande, di qualsiasi materia, raramente azzardava risposte ed erano sempre sbagliate…

• L'asino me non aveva fatto quello che chiedeva la maestra, forse un compito? Non avevo capito… cosa vogliono sapere da me, proprio non capisco.

• Sono proprio una ciuccia! Gli altri sanno tante cose e io? O meglio, no, io so tante cose ma… non parlo, mi vergogno...

• Enzo era arrivato nella nostra classe in 3ª elementare. Veniva dalla Sicilia ed era carino e simpatico per lo strano accento che aveva. Era quel tipo di somaro che non studiava perché non ne aveva voglia, sbruffone con le maestre, sempre con la battuta pronta per far ridere tutta la classe a costo di essere ripreso.

• Cavoto era asino per colpa del suo bisogno di attenzione… non studiava ovviamente ma soprattutto faceva il “pagliaccio” per essere accettato dai compagni.
Mi ricorderò sempre quando, per questo motivo, era arrivato ad ingoiare il tappino della vinavil rischiando di soffocare! Mi ricorderò per sempre la maestra che lo scuoteva per i piedi per fargli sputare il tappo!

• Liceo classico. Era un asino integrale. A scuola, in classe, nello studio, nella pallavolo, anche durante la ricreazione. Si portava un'altra età, come se avesse otto anni. Incespicava nelle parole che sbattevano sui denti. Rideva sempre. Mai preoccupato. E soprattutto correva, senza ragione. Insomma era sfiorato dalle cose e noi ci divertivamo....

• Nella mia scuola non c’erano i somari. Le scuole sono somare.

• Era sempre triste, in disagio per via del suo aspetto trasandato. La mia era una classe "scelta" dove la maggior parte delle compagne erano figlie di colleghe e colleghi della maestra. Lei era figlia di "nessuno", però aveva gli occhi dolci e con i suoi silenzi la rispettavamo e le volevamo tutti bene.

• Il mio asino entrava raramente a scuola disturbava durante le lezioni masticando palline di carta e poi dopo aver svuotato una bic le usava come proiettili. Una volta a lezione di musica invece di leggere organo disse orgasmo…

• Pasqualino era un vero leader della classe, qualsiasi cosa dicesse veniva ascoltato da tutti, anche dai docenti, e quando si trattava di studiare diceva: "Non ci sono per nessuno, voglio solo giocare!".

• Il mio asino, Gabriele, era asino perché si trovava sempre, e sottolineo sempre, nel posto sbagliato al momento sbagliato. Sembrava sempre fuori dal resto della classe: dalla interrogazione alla semplice domanda. E poi, qui si ride, faceva le puzzette... sempre. Quelle che facevano ridere di più erano quelle durante le spiegazioni delle maestre.

• Era “asino” perché tutto intorno sembrava gli scivolasse addosso… era sempre silenzioso nel suo banco, talmente tanto da essere chiamato “l’addormentato nel banco”. E poi… vuoto alle interrogazioni… immacolati i quaderni… ripetè l’anno!
L’ho rivisto l’anno scorso, lui mi ricordava… ora è sposato, si dedica alla pastorizia, ha moglie e figli…

• Antonio, innanzitutto, non parlava italiano – come prima lingua – in una scuola dove si insegnava in italiano. Spesso era distratto. Era ripetente, era stato bocciato l’anno prima. Leggeva a stento, sillabando. Quando lo faceva, diventava rosso in faccia. In breve venne in qualche modo emarginato…

• Mai portato un libro o un quaderno. Non parlava con nessuno, non rispondeva ai professori. Giocava sul banco con una catenina d'oro con la quale si divertiva a fare tante forme diverse.

• Era asino perché parlava pochissimo, perché quando leggeva andava molto piano, era asino perché non aveva una grande memoria, pochi parlavano con lui.
Ero seduto al suo fianco, compito in classe (forse di grammatica o matematica, sì matematica) anche io non ne sapevo molto di matematica, lui era astuto a copiare. Davanti a noi due secchione. Lui sbirciava e riusciva a copiare. Io da lui.
Il risultato incredibile è che lui consegnò prima delle secchione…

• Il povero Luigi forse non era veramente un somaro. Ho sempre avuto la sensazione che non fosse stupido ma che non avesse il coraggio di esprimersi. Sono convinto che il suo essere somaro dipendesse dal cattivo rapporto con la maestra.

• Si disinteressava a quanto si faceva in classe, si distraeva, sembrava non avere curiosità, era più interessato alle gonnelle delle ragazzine o alle lotte di caccole.

• Quando mi sento asina non vorrei uscire di casa e affrontare la giornata. Se posso rimando e se sono alle strette imbroglio.

• Il mio somaro si chiama Nicola, ricordo che rideva, rideva e rideva, a volte senza motivo. Era italiano ma l'italiano non lo conosceva per niente, lui parlava una lingua tutta sua. Ricordo che noi lo guardavamo e lo chiamavamo "lo scemo"...

• Ubaldo. Scuola elementare. Anni 70. Primo banco a sinistra. Luigi Bacci. Fisica, matematica, inglese, storia, filosofia, ed. civica, ed. fisica. Faceva lo spaccone sempre. Insultava le bambine quando si faceva lezione. Lanciava i missili di carta alla maestra in modo da colpire le sue gambe.

• Perchè non aveva voglia di studiare. Amava giocare a pallone, era iscritto ad una scuola calcio ed era tutto il tempo lì. Non studiava mai (non faceva mai i compiti) finchè un giorno la maestra lo chiamò alla lavagna e gli fece scrivere: "se non studio sono asino".

• Di Bruno ricordo le mazzate che dava a tutti quando non gli andava di fare una cosa.

• Ogni mattina la vedevo passare davanti a casa mia trascinata per un braccio da sua zia. Percorreva così tutto il tragitto da casa sua a scuola.
Ogni mattina. E io pensavo: “Non vuole proprio andare a scuola, lei”. E mi sembrava così strano. Non l’ho mai dimenticata.

• Asino non mi sono mai sentito; inadeguato sì. Sognavo di salire sul pulman e di accorgermi che avevo dimenticato di indossare una scarpa.

• Perchè la maestra Lenti è asina? Perchè non crea situazioni interessanti, non parte dalla vita concreta dei bambini, non spiega con parole elementari, semplici, ciò che sta cercando di spiegare e rimangono sempre argomenti astratti. Non c'è aggancio con la loro vita, con le loro parole, perchè dalle parole di un bambino si deve partire per il viaggio che porterà, quelle parole, a raggiungere la luna.

• Rispondeva male, non studiava. Una volta l’insegante parlò con i genitori in classe e la madre lo schiaffeggiò davanti a tutti e disse all’insegnante che poteva farlo lei stessa ogni volta che lo avesse reputato necessario.Un’altra volta conficcò una matita nel palmo della mano di un compagno.

• Era asina perché così la sentivo chiamare dalla maestra. Non ricordo di averla mai sentita parlare. Ricordo benissimo il suo aspetto: aveva una carnagione olivastra, i capelli unti e, soprattutto, il fiocco bianco del grembiule sempre in disordine e moscio.

• Era scuro scuro, sempre con gli occhi a terra, non parlava mai... neppure quando era interrogato. Non era stupido, era timido, estraneo, fuori luogo. Più facile pensare che fosse asino piuttosto che fare qualcosa. In prima media fu bocciato, una cosa terribile per me... ma più per lui. Se era fuori luogo prima, figuriamoci l'anno dopo. Io però continuavo a salutarlo e lui se lo ricorda ancora. Ora lavora in questura, si è laureato.

• Penso che sentirsi asina sia più una sensazione da attribuire al giudizio degli altri che a se stessi. Mi sento una “…” non perché lo sono, ma perché lo pensano!

• ...Neanche al gioco delle tabelline poteva giocare perchè faceva perdere la squadra e nessuno la voleva...

• Non era mai seduto al suo posto. Il più delle volte lo si trovava in bagno. Una volta avevo avuto il compito di chiamarlo, si fece trovare con i pantaloni slacciati ed in mutande, e continuò ad andare in giro così anche quando arrivarono insegnanti e direttore. Aveva, ha, gli occhi seri, profondi, ed i capelli sempre tagliati cortissimi. Uno sguardo furbo, poche parole farfugliate in dialetto! Restare in classe ad imparare non gli interessava e nemmeno stare in nostra compagnia. Era un pò buffone, ma solo. Come la madre che veniva a prenderlo… disperata!

• Interveniva pur non sapendo nulla con delle spiegazioni assurde.

• Sandro era asino perchè: ciò che oggi riesco a dire è che era geniale in ogni cosa che faceva… fuori dagli schemi scolastici pur essendo nella scuola… inventiva ed anarchia nel senso più ampio del termine… per me era un sognatore con i piedi cementati sul pavimento della scuola… per descrivere quello che faceva durante le ore di lezione… non basterebbe un'enciclopedia…

• Non all’altezza della situazione quando non studiavo mi sentivo tutti gli occhi dei miei compagni puntati su di me e io mi sentivo piccola, ma talmente piccola, che volevo sprofondare al centro della terra.

 


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